Il computer serve a tutto, come un coltellino svizzero. Ma uno chef sostituirebbe con questo i suoi strumenti?

libri[di Marzia Coronati da Comune-Info] Ricordo che una mattina di quattro anni fa, camminando per le vie di una periferia nord di Roma, mi sono imbattuta in due alte pile di tomi verde scuro, disposti affianco a un cassonetto dell’immondizia. Era un’enciclopedia completa dalla A alla Z, di quelle classiche che si usavano per le tesine a scuola. Sono corsa subito a recuperare la mia automobile e sono tornata di gran fretta al cassonetto. Sorpresa: i libri erano ancora lì, intoccati. Li ho caricati nel porta bagagli, non senza una certa fatica, e li ho portati a casa, cinque piani a piedi.

Ai tempi vivevo in una soffitta di circa quattordici metri quadri, nove calpestabili. Avevo fatto fatica a fare entrare un minuscolo scaffale e i pochi libri che vi avevo disposto erano frutto di una selezione serratissima. Quella mattina, presa dall’entusiasmo di quell’imperdibile affare, non avevo pensato a quel dettaglio. Non c’era niente da fare, non sarebbero entrati neanche sotto il letto, avevo un futon. Non mi sono persa d’animo, sono corsa a casa di mio fratello, ho scaricato i tomi sul pianerottolo (fortunatamente stavolta al piano terra) e ho suonato. Il mio sorriso soddisfatto per quel regalo straordinario che stavo per consegnargli non mi sembrò totalmente ricambiato, ancor meno dalla moglie, intenta a inscatolare le ultime cose per il trasloco imminente che stavano per affrontare. “Li sistemiamo in cima a quell’armadio solo sino a quando non gli troverai un altro posto” è il massimo che sono riuscita a ottenere. Da quel giorno ho iniziato una serie di telefonate, dagli amici. “Un’enciclopedia? macchè sei fuori? Ma che ci dovrei fare?”, alle scuole “No guardi ne abbiamo già una, ogni tanto dobbiamo ricordarci di spolverarla”. Alla fine, disperata, ho deciso di regalare i libri a un negozio dell’usato. “E’ un vero peccato, ma non sono riuscita a trovare nessuno che li vuole, però è una fortuna per voi, ecco, sono come nuovi, ho spiegato al commesso, intento a sistemare qualcosa sugli scaffali. “Può anche tenerseli”, ha risposto secco, senza neanche guardarmi “queste cose non le vuole più nessuno”.

Ho abbandonato l’enciclopedia vicino a un cassonetto, di notte, un mese dopo averla trovata. Questa volta l’ho lasciata in una periferia e est della città.

“Nessuno si stamperebbe mai Wikipedia. Per quale motivo dovrebbe farlo? Per avere gli scaffali pieni di cose che non guarderesti mai?”, mi ha detto Roberto Casati, filosofo e direttore del Cnrs dell’Ecole Normale di Parigi.

[...] Roberto Casati ha disegnato un coltellino multiuso su un foglio. “La scuola oggi sembra vedere nei tablet una sorta di coltellino svizzero, uno strumento cioè che permette di fare tutto, ed è per questo che si sta dirigendo nella direzione della sostituzione degli strumenti didattici con questo supporto digitale. Ma, pensateci bene, nessuno chef sostituirebbe i suoi strumenti da cucina con un coltellino svizzero”.

Per l’articolo integrale, dal sito di Comune-Info:
App non significa apprendere

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