E se la rivoluzione del cibo iniziasse dai locali pubblici?

nina iadanza[di Alessio Masone] Stasera, niente cenabaratto, si esce ad affrontare il mondo. Visto che non era prevista alcuna attività, con i pochi soci rimasti dopo la consegna del GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale), si pensa di andare in un locale del centro storico.

Mi muovo con entusiasmo, visto che non devo fare il padrone di casa, stavolta. Nessun pianeta da salvare, nessun cibo che porti il peso del mondo sulle spalle. Stasera, ogni cosa che verrà comunque sarà positiva in termini di rilassatezza, penso tra me.

Il cibo poco salutare di pub e locali alla moda può essere un rituale trasgressivo da rinnovare, una volta ogni tanto. 

Ma, più la serata va avanti e più mi sento fuori posto. Quelle rare volte che esco dalla mia libreria e dal GAS Arcobaleno, approfitto per frequentare le iniziative di Lerka Minerka, CAI, LIPU, WWF, La Cinta, Lentamente, Terra&Radici che mi fanno sentire adeguato, come in un mondo a parte.
Infatti, in questi mesi, che non ero uscito per il centro storico, mi rendo conto che il mondo è peggiorato. Sembra di stare a Roma, quando si avvicina il terzo indiano venditore di rose, di quelle perfettamente e industrialmente coltivate.

alessio masoneInizio a diventare polemico e di cattiva compagnia. Sembra che il mondo che si svolge fuori dalla comunità ambientalista stia diventando sempre più qualunquista, forse grazie a questa generazione figlia di social network, poco responsabilizzanti e molto omologanti.

Se i locali e i bar fossero, per legge, costretti a somministrare cibo bio, locale o etico (del Commercio Equo e Solidale), sicuramente le economie locali e quelle in via di sviluppo sarebbero floride e capaci di coesione sociale: quindi, quegli indiani sarebbero rimasti legati alle loro orgogliose radici, invece di essere sfruttati dalla malavita nei paesi occidentali ed esposti alla nostra pietà. E quegli individui che si raggruppano in questi locali respirerebbero un’aria di inclusione e di felicità diffusa.

Il cibo che si propone nei locali pubblici, dal punto di vista esperienziale, realizza una promozione di quello che faremo nel nostro quotidiano rapporto con il cibo e con il mondo.
I titolari dei pub, interfacciandosi con il pubblico, attualmente devono attenersi a regole d’igiene superiori a quelle di casa propria: coerentemente i titolari dei pub, al contrario di quando sono a casa loro, dovrebbero somministrare ai clienti solo prodotti garantiti in termini di responsabilità sociale e salubrità, in quanto bio, territoriali o etici.

lorenzo canzanellaAlcune persone frequentano i rari GAS, cenebaratto e associazioni ambientaliste. Tutte le altre persone si distribuiscono tra innumerevoli bar e pizzerie. Tra questi dovrebbe iniziare la rivoluzione del cibo che salverà il mondo.

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