Una serata teatrale dalla tradizione contadina. Il Bruscello poliziano.
[di Antonio Di Chiara] In vacanza in Toscana, durante una sera di quest’estate che non ha le caratteristiche proprie dell’estate, ho avuto il piacere di assistere alla pièce “Romeo e Giulietta”, la 75° edizione del Bruscello poliziano, una delle più antiche e originali espressioni del teatro popolare italiano, in scena sullo splendido sagrato della Cattedrale in Piazza Grande a Montepulciano (SI).
Una rilettura popolare in tre atti del celebre dramma d’amore che ha come protagonisti gli sfortunati giovani innamorati Romeo e Giulietta e le vicende delle loro famiglie in contrasto tra di loro nella Verona del Trecento: i Montecchi e i Capuleti. Feste, duelli, l’intreccio amoroso sotto il famoso balcone e il tragico finale con la morte dei due amanti sono gli ingredienti di questo spettacolo diventato uno degli appuntamenti più importanti e originali del teatro popolare italiano organizzato dalla Compagnia Popolare del Bruscello di Montepulciano interpretato e cantato con arie popolari da attori non professionisti (studenti, impiegati, liberi professionisti, pensionati e artigiani), con 100 comparse dai 6 ai 70 anni ed una orchestra di 20 elementi.
Il Bruscello è una forma di spettacolo nato nella Valdichiana, in Toscana, ed affonda le sue radici nella tradizione contadina quando gruppi di giovani giravano tra i poderi e le aie cantando storie della letteratura popolare e le gesta degli eroi epici in ottava rima. La peculiarità del Bruscello sta, infatti, nell’adattare un testo recitato, quest’anno il Romeo e Giulietta di Shakespeare, a questo modo di fare teatro popolare dove si canta invece di recitare.
Nel 1939, grazie alla Compagnia Popolare del Bruscello che da allora organizza lo spettacolo, si trasforma realizzando, per quei tempi, un vero e proprio intervento di avanguardia teatrale. Da uno schema stilistico itinerante e “povero”, infatti, con pochi “bruscellanti” (così vengono chiamati gli attori del Bruscello) e senza tanti abbellimenti, il Bruscello inizia ad essere rappresentato in un palcoscenico come il sagrato della Cattedrale di Montepulciano, arricchito con una vera orchestra, le luci, gli effetti, i costumi e la divisione dello spettacolo in scene in tre atti con la stesura di un libretto in cui gli attori assumono il carattere dei personaggi.
Che dire. Quando mi è stato proposto di assistere a questa rappresentazione teatrale non ero molto entusiasta. Me lo immaginavo come una sorte di musical, del quale non sono proprio un amante. Fin dall’inizio, invece, sono stato rapito da questa, per me, nuova forma teatrale e mi ha appassionato tanto che, alla fine, ho capito che il Bruscello a Montepulciano è una festa per tutti e di tutti, anche di coloro i quali stanno in platea ed assistono, perché il rivivere delle antiche storie consente ad ognuno di sentire di essere parte della storia, di un territorio e di una cultura. E, in una sera di metà agosto pure abbastanza fredda, mi sono sentito anch’io parte di questa storia, di questo territorio, di questa cultura sconosciuta fino a qualche ora prima.
E quando i bruscellanti, tutti schierati sul palco, hanno intonato l’ultimo canto,
Buonanotte, voi giù che ascoltate,
per quest’anno il Bruscello è finito.
Grazie a tutti, signori, e scusate,
se un po’ tardi vi mando a dormir.
Ecco termina il dramma ed il canto,
che avrà fatto soffrir più di un cuor;
forse è poca la gioia, troppo il pianto,
ma è la vita ch’è fatta così.
anche io, come tutti i presenti, mi sono alzato in piedi, ho battuto le mani e gridato a tutti loro “BRAVI!”. Perché, pur non essendo professionisti, hanno saputo, con la loro passione ed energia, entusiasmarmi, coinvolgermi, infiammarmi proprio come un poliziano!
Davvero una gran bella emozione che spero di ripetere in una prossima edizione.
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